Stile liquido
Un’ouverture potpourri, con tanto di orchestrina, apre le danze sul tema dell’acqua tout-court. Il prologo lancia così la scena madre dello spettacolo: quattro persone si svegliano una mattina qualunque pronti per iniziare la giornata ma dai rubinetti non esce acqua. Il classico rituale mattutino si trasforma in un’indagine sul disservizio in corso, dal contatore alle bollette. È l’idraulico di fiducia che alla fine svela il mistero: “l’acqua è finita”, non arriva perché è in corso un razionamento. “È finita in che senso?”. La sveglia riparte e gli attori ripetono la stessa scena una serie di volte, ponendo in conclusione una domanda sempre diversa. Ogni ripetizione è intervallata da un servizio televisivo che affronta molte delle tematiche legate alla questione idrica: il cittadino, l’agricoltura, la politica, l’astrologia fino ad una scena simbolo del film Titanic, come se tutto fosse collegato. La direttrice drammaturgica evolve: partendo dal quotidiano si arriva all’assurdo, dall’assenza d’acqua si finisce con l’allagamento della casa, ormai trasformata in nave. Attraverso inserti linguistici si dà vita così ad un meccanismo alla “Esercizi di stile” di Queneau in cui il linguaggio e la comicità fanno da protagonisti. In conclusione, su nuove note, torna l’orchestrina dell’inizio a lasciare un epitaffio della società nel suo rapporto con l’acqua e la sua casa-terra.
Durata: 60 minuti
Parole chiave: Acqua, Ecologia, Comicità, Queneau, Titanic
Genere: Teatro d’attore, teatro canzone
Crediti
Di e con: Margherita Galli, Luca Oldani, Alberto Ierardi, Giorgio Vierda
Luci: Alice Mollica
Scenografia: Cecilia Sacchi