Scheda artistica

Alberto è un bambino introverso, silenzioso, non è neanche particolarmente bravo a scuola. In compenso, suona il violino da quando ha 4 anni, è estremamente curioso e ha la testa piena di domande. Ed è proprio da dentro la sua testa che parte il nostro viaggio: un viaggio alla scoperta di come un limite possa diventare lo stimolo a migliorarsi.
Alberto è dislessico ma ciò non vuole dire che non possa fare le cose che gli piacciono o non possa diventare quello che sogna. Solo alla fine capiremo che il nostro non è un Alberto qualunque, ma il più grande scienziato di tutti i tempi.

Crediti

di e con Anna Amato e Alice Bellini
produzione Straligut Teatro
consulenza drammaturgica di Francesco Chiantese
con il sostegno della Regione Toscana

Scheda didattica

Il progetto che ha portato alla creazione dello spettacolo "Alberto" nasce dalla volontà di parlare, con un linguaggio semplice e accessibile, di un 'problema' che riguarda molte più persone di quanto si possa pensare: la dislessia.
La dislessia è un disturbo che rientra nella categoria dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), che non ha alcun legame con l'intelligenza, ma che rende difficoltoso, per chi ne soffre, riconoscere le lettere dell’alfabeto, fissare la corrispondenza fra segni grafici e suoni e automatizzare il processo di conversione.
Queste difficoltà sono presenti anche in giovanissima età e spesso il bambino dislessico le vive con disagio, frustrazione e senso di inadeguatezza; se un tempo questi bambini correvano il rischio di essere etichettati come pigri, svogliati e disattenti è ormai stato dimostrato che non è questione di scarso impegno o mancanza di concentrazione.
Sebbene si siano fatti passi da gigante nello studio e il riconoscimento dei DSA, molta strada c'è da percorrere per far conoscere le realtà che vivono i soggetti affetti da questi disturbi e sciogliere anche i pregiudizi che ancora li accompagnano, soprattutto tra i bambini stessi.
Ecco perchè realizzare uno spettacolo che affrontasse questo tema, sempre attuale, e che si rivolgesse proprio ai bambini della primaria, ci è sembrato un'occasione utile per poter fornire spunti interessanti di riflessione: la dislessia non è una malattia, di dislessia non si muore e non è contagiosa.

Perché Einstein?

In realtà, dal punto di vista della dislessia, quello di Albert Einstein è un caso singolare, in quanto all'epoca era praticamente impossibile diagnosticare la dislessia o qualsiasi altro disturbo specifico dell'apprendimento; c'è chi lo definisce con certezza dislessico, chi affetto da una forma di autismo. Quello che possiamo dire con certezza è ciò che ci è stato raccontato dalla sorella di Albert << Lo sviluppo, durante l’infanzia, procedeva lentamente. Ebbe alcune difficoltà con il linguaggio, tanto che si temeva che non avrebbe mai imparato a parlare… Ogni frase che pronunciava la ripeteva a se stesso a bassa voce, muovendo le labbra. Questa abitudine persistette fino a sette anni”>>.
Con molta probabilità Albert era semplicemente un bambino con qualche piccolo deficit, molto concentrato sui propri pensieri e le proprie passioni (come la musica e la matematica); e a noi è sembrato da subito il personaggio giusto per poter raccontare la possibilità che ciascuno di noi ha, seppur coi propri difetti e le proprie limitazioni, di fare della propria vita ciò che desidera.

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